L’intervento di conservazione è stato motivato dall’avanzato degrado delle pitture e dalle precarie condizioni di conservazione dell’intero complesso. Per lunghi anni la grotta, rimasta incustodita, è stata meta di visitatori clandestini, usata come ricovero dai pastori e  gravemente vandalizzata. I fumi neri sprigionati dai fuochi accesi all’interno avevano offuscato, fino a renderle illeggibili le decorazioni pittoriche e le superfici scolpite; a questo si sono aggiunte le incisioni di nomi e messaggi sugli intonaci e tentativi di furto di porzioni di affresco che hanno danneggiato, in modo irreversibile, i resti di queste importanti testimonianze. Tra i fattori di danno legati all’abbandono della grotta, vi è stato inoltre lo stazionamento di popolose colonie di pipistrelli, che avevano imbrattato le superfici con guano e urina.

L’intervento di conservazione ha voluto restituire leggibilità alle superfici, ripristinare la consistenza dei materiali originali e fornire il maggior numero di elementi per la conservazione nel futuro dell’intera struttura. Le fasi dell’intervento hanno incluso, oltre all’intervento tecnico diretto sulle superfici, la progettazione di sistemi di protezione passiva e attività di studio e ricostruzione, con sistemi informatici, delle parti mancanti del ciclo, propedeutiche alla messa a punto di materiale didattico e di informazione del pubblico inerente la conservazione di un patrimonio tanto prezioso quanto fragile.