Monastero di Santa Caterina

Incastonato tra le irte montagne di granito della catena montuosa del Sinai, ai piedi del monte legato alla memoria biblica della consegna delle Tavole della Legge a Mosè, sotto un cielo asciutto e nitido da cui piove una luce abbagliante, il Monastero di Santa Caterina custodisce da quindici secoli la memoria sacra di uno dei luoghi più venerati del pianeta e testimonianze d’arte e di storia tra le più ricche e importanti del patrimonio mondiale.

Tra queste il mosaico della Trasfigurazione di Cristo che decora l’abside della Basilica del Monastero, rappresenta una delle pagine salienti dell’arte monumentale bizantina del VI secolo.

Il CCA è stato chiamato ad occuparsi di quest’opera per volontà di Sua Eminenza l’Arcivescovo Damianos e di tutta la comunità monastica, allarmati dai gravi segnali di degrado del mosaico.

Il progetto di conservazione, iniziato alla fine del 2005 grazie alla generosità dell’Emiro del Qatar, sceicco Hamad bin Khalifa Al Thani, con il supporto del Consiglio Supremo delle Antichità dell’Egitto, è ancora in corso. Impegnerà i conservatori del CCA fino alla fine del 2008.

Lo straordinario complesso monastico fu eretto per volere dell’imperatore Giustiniano sul sito venerato come il luogo dove Mosè parlò con Dio nel Roveto Ardente. Qui sorgeva già nel IV secolo d.C un piccolo santuario, costruito per volontà dell’imperatrice Elena, madre di Costantino. Numerosi erano i pellegrini, i monaci e gli eremiti che affrontavano le continue angherie dei predoni e la dura vita del deserto per onorare questi luoghi santi.

Collocato a 1500 metri d’altezza, dentro una gola ai piedi del gebel Moussa, la massiccia cinta fortificata del Monastero racchiude e protegge la vita dei monaci, scandita da secoli dal suono delle campane che richiamano alla preghiera dal sorgere del sole fino al tramonto, secondo le tradizioni monastiche del rito Greco-Ortodosso.

All’interno delle mura gli edifici formano l’immagine di una città antica, affastellata di stili e architetture di varie epoche che si snodano in viuzze strette e intrecciate, tutte concentrate intorno alla Basilica. La biblioteca custodisce  una delle più importanti raccolte bibliografiche del mondo, tra cui una collezione di manoscritti di rara importanza.
La chiesa fu edificata dall’architetto Stefano di Aila (Eilat, Aqaba) tra il 548 e il 565 d.C.
Ci resta testimonianza dell’identità dell’architetto grazie ad un’iscrizione conservata in una delle travi lignee del tetto originale della chiesa.

L’edificio si articola in una navata centrale, divisa dalle due navate laterali da due file di sei colonne monolitiche di granito. Ai lati delle navate laterali si trovano nei lati Nord e Sud una serie di Cappelle e la sacrestia. Sul lato orientale, dietro l’altare maggiore, l’edificio si conclude nella Cappella del Roveto Ardente o di Sant’Elena, così chiamata per essere, secondo la tradizione, il luogo dove sorgeva l’antico santuario da lei voluto. L’abside di questa piccola cappella è decorata a mosaico, l’unica altra manifestazione di questa tecnica artistica, oltre al mosaico della Trasfigurazione, presente negli edifici del Monastero.