Il mosaico della Trasfigurazione

Seppure non tutti gli studiosi concordano su una datazione del mosaico, la maggior parte di loro propende per attribuire questa straordinaria opera al VI secolo d.C., dunque alla stessa epoca della costruzione della chiesa che decora.

Nell’abside è raffigurato l’episodio del Nuovo Testamento (Matteo 17.1-8; Marco 9.2-13; Luca 9.28-36) in cui Cristo rivela la sua duplice natura ai suoi tre primi apostoli: Pietro, Giacomo e Giovanni. Testimoni della divinità del Cristo sono i Profeti Elia e Mosè.

L’opera sembra una fedele trascrizione della narrazione evangelica, a parte l’assenza delle montagne: essenziale nella sua resa formale e per questo esente da messaggi diversi da quello sacro.
Su uno sfolgorante fondo d’oro, in cui sono completamente assenti riferimenti paesaggistici, limitati alla realizzazione di una ridotta fascia di terreno a sfumature di verde, su cui le figure poggiano ma in modo astratto, privo di profondità, il Cristo domina la scena nella parte centrale della conca absidale. E’ racchiuso in una mandorla realizzata con fasce a diversi toni di azzurro e blu. Il suo volto, nelle fattezze del Cristo di tradizione orientale, dalla carnagione olivastra, barbuto e scuro di capelli, è circondato da un clipeo dorato con la Croce. Le sue vesti sono “candide come la luce”, realizzate con tessere dai toni diafani di bianco, azzurro e rilucenti d’oro e giallo.

Dal Cristo si irradia la luce divina, raffigurata con otto raggi di tessere d’oro e d’argento, che colpiscono i Profeti e gli Apostoli posti ai lati. Pietro folgorato dalla visione è raffigurato prono ai suoi piedi. Al lato sinistro del Cristo Giovanni è inginocchiato, con le braccia aperte a tradire il suo stupore, ed il profeta Elia è al suo fianco, rappresentato in piedi. Sul lato destro la stessa disposizione delle figure, che sembrerebbe volutamente speculare, riguarda l’apostolo Giacomo e il profeta Mosè.

Tutti i personaggi, rappresentati più grandi del vero, sono isolati, immersi nello spazio astratto, smaterializzato dell’oro, rivolgendo il loro sguardo verso il Cristo e la rivelazione. L’iscrizione con i nomi dei profeti e degli apostoli in greco, realizzata a caratteri imponenti con tessere scure, sormonta le figure.
La scena è incorniciata sul lato inferiore da una fascia di 19 medaglioni con busti di Profeti, l’abate Longino sul lato destro e il diacono Giovanni all’estremità sinistra, quest’ultimi caratterizzati da un nimbo quadrato bianco che incornicia i volti. Separa la fascia di medaglioni con i Profeti dal quadro superiore un’iscrizione dedicatoria che ricorda i nomi dei donatori, dell’abate Longino e del presbitero Teodoro.
La cornice con medaglioni prosegue nel lato superiore dell’abside con la raffigurazione dei busti degli apostoli e degli evangelisti e culmina al centro in un clipeo a fasce di luce con una croce equilatera.

Nella parete sopra la conca due angeli speculari, dai manti azzurri, e ali in gradazione di tessere verdi e viola, con aste e globo con le croci, convergono in volo su un fondo d’oro verso il centro dell’arco dove l’Agnello è raffigurato entro un clipeo a gradazioni di azzurro davanti alla croce.

A destra e sinistra, sotto gli angeli, altri due medaglioni raffigurano rispettivamente i busti della Vergine e S. Giovanni Battista, incorniciati da un fondo di tessere d’argento.

Nella parte superiore il mosaico si conclude con le scene della Consegna delle Tavole della Legge a Mosè sul monte Sinai e con la narrazione dell’episodio di Mosè al cospetto del Roveto Ardente nell’atto di togliersi i calzari.