Restauri del passato

Due sono gli interventi di conservazione che hanno cercato nel passato di arginare i problemi statici presenti sul mosaico della Trasfigurazione. Ambedue sono stati provvidenziali  e hanno sicuramente contribuito alla sua sopravvivenza.

Il primo risale al 1847 ad opera di un monaco russo, Samuele. Egli intervenne al tempo dell’Arcivescovo Costantinos di Bisanzio, e ha lasciato testimonianza del suo operato nell’iscrizione presente su due tavolette marmoree inserite ai lati del mosaico della Cappella del Roveto Ardente, dove restaurò anche il piccolo mosaico absidale.

I suoi interventi furono mirati  ad assicurare il mosaico alla muratura negli stessi punti critici che sono stati riscontrati nel corso dell’attuale intervento, dimostrando in questo modo che i problemi già sussistevano nell’800 e che gran parte delle cadute delle tessere erano già avvenute.

Seguendo le tecniche di restauro praticate a quell’epoca egli inserì dei chiodi e delle staffe in ferro in tutta l’area con la raffigurazione del Cristo, nella scena delle Tavole, e nell’area immediatamente sotto la bifora, sull’angelo destro, per ancorare al muro le porzioni di mosaico distaccate.

Il monaco eseguì inoltre un meticoloso lavoro di integrazione delle migliaia di tessere cadute nel corso dei secoli, con il duplice scopo di colmare i vuoti del tessuto musivo e fissare le tessere prossime a cadere. Utilizzò a questo fine, al posto delle tessere vitree e in pietra ormai perdute, uno stucco a base di gesso che poi dipinse  imitando il mosaico circostante, con l’intento di restituire integrità estetica all’opera.

Il secondo intervento risale al 1959, quando una spedizione americana patrocinata dalle Università del Michigan e di Princeton, si spinse in questo remoto luogo di preghiera per studiare e fotografare le opere in esso custodite. Il diario di questa spedizione è pubblicato nel numero 125 del National Geographic del 1964 , in cui  George H.Forsyth,  e  Kurt Weitzmann ripercorrono le tappe significative di quella missione.

Nel corso di quest’intervento l’area del Cristo fu sottoposta a consolidamento. Le staffe  del 1847 in quest’area furono rimosse e sostituite con perni in rame, inseriti in area di lacuna del mosaico e ben aderenti al supporto murario. Si cercò di creare dei punti di sicurezza del mosaico con infiltrazioni di un impasto di gesso e caseina nelle zone di maggior distacco dal muro.

A conclusione della missione il team americano fece un appello  affinchè  si procedesse al più presto ad un esteso e approfondito intervento conservativo, che potesse risolvere alla base i problemi di dissesto del mosaico ai quali avevano in breve tempo cercato di porre un primo, ragguardevole, arresto.

A quasi cinquant'anni da quell’appello  l’attuale intervento cerca di rispondere ai problemi lasciati aperti.