Oltre mezzo milione di tessere in vetro, oro, argento, pasta vitrea, pietra e marmo, in una ricca gamma cromatica di più di trenta colori diversi, ricoprono i 46 metri quadrati di superficie a mosaico della conca absidale e dell’arco della chiesa. Più di 3.000 giorni/uomo di lavoro sono stati fino ad oggi impegnati per documentarle, studiarle, consolidarle, pulirle e fissarle al supporto murario.
L’intervento è iniziato a novembre del 2005 dopo una fase progettuale finanziata dal Getty Conservation Institute di Los Angeles ed è tuttora in corso. In questi anni sono state compiute le operazioni necessarie alla messa in sicurezza del mosaico, attraverso il consolidamento degli strati preparatori e delle tessere, e al miglioramento della leggibilità delle raffigurazioni e delle loro qualità cromatiche, attraverso la rimozione degli strati di polvere e depositi di varia natura sovrammessi alle superfici. Particolare riguardo è stato posto all’analisi delle superfici, allo studio dei materiali e delle tecniche esecutive originali, alla documentazione dello stato di fatto, e degli interventi eseguiti.
Iniziative per l’informazione del pubblico sono state studiate e realizzate per permettere la diffusione delle informazioni raccolte nel corso dell’intervento e non privare le migliaia di visitatori che da ogni parte del mondo arrivano al Monastero ogni anno, ansiosi di conoscerne la storia e partecipare alla vita religiosa del luogo, della vista delle opere in esso custodite, anche se in restauro.
Il consolidamento delle strutture e la pulitura delle superfici sono oggi ultimati. Il trattamento delle lacune procede. Si prevede di portare a conclusione l’intero intervento e smontare il ponteggio alla fine del 2008.
Il progetto gode della supervisione di una commissione scientifica internazionale di cui fanno parte Padre Porfirio, sacrestano del monastero, Prof. Gael de Guichen, Arch. Petros Koufopoulos, Ing. Costas Zambas, Prof. Demetrios Michaelides, Dott. Roberto Nardi.
Documentazione
Lo stato di conservazione del mosaico, gli interventi compiuti, i restauri precedenti sono stati documentati in forma fotografica e grafica digitale al fine di produrre mappature tematiche in grado di riprodurre un quadro generale dello stato del mosaico prima durante e dopo l’intervento..
L’alta risoluzione delle fotografie realizzate da Araldo De Luca durante le campagne all’inizio del 2005 e dopo la pulitura delle superfici, ha permesso l’elaborazione di un sistema di documentazione che consente la registrazione puntuale di una molteplicità d’informazioni e la lettura al dettaglio delle tessere in scala 1:1
I gravi problemi di distacco del mosaico dal supporto murario, in particolare concentrati per estensione e quantità nella calotta absidale, hanno imposto, prima di procedere a qualsiasi intervento di realizzare un sistema di sostegno esterno al mosaico, autoportante e totalmente indipendente dal ponteggio.
Il sistema doveva consentire lo scarico delle forze all’esterno del mosaico, doveva possedere requisiti di stabilità, flessibilità operativa, permettere le operazioni di consolidamento e quindi la mobilità degli operatori nello spazio ristretto dell’abside.
La struttura progettata dal CCA si compone di una costolatura metallica formata da 8 bracci a sezione quadrangolare centinati che seguono a 5 cm. di distanza la curvatura dell’abside, avvitati ad un disco di acciaio posto su un braccio sporgente all’apice del sottarco.
Questa struttura ha permesso di applicare puntelli estensibili nelle zone che lo richiedevano ed eseguire i consolidamenti in piena sicurezza.
In presenza di fenomeni di distacco tra gli strati d’intonaco su cui sono applicate le tessere e tra l’intonaco e il muro, è stato necessario procedere al consolidamento.
Ad ogni tipologia di distacco corrisponde una differente procedura di consolidamento, che si differenzia principalmente nel materiale consolidante utilizzato. In tutti i casi le aree da trattare sono state pulite dai detriti presenti in profondità per via meccanica, mediante aspirazione, con getti d’aria, o attraverso lavaggi con alcool etilico e acqua distillata. Questa operazione serve a consentire una buona penetrazione del consolidante e il successivo ancoraggio dei vari strati che compongono il mosaico.
Il consolidamento è stato eseguito utilizzando un consolidante idraulico premiscelato a base di calce idraulica, il PLM- AL volte, specificamente formulato per questo campo di applicazione, con caratteristiche di leggerezza e affinità con i materiali originali. Nel caso di distacchi superficiali è stato utilizzato Primal AC33 diluito al 25-50% in acqua.
Puntelli di sostegno sono stati via via applicati per sorreggere le zone in corso di consolidamento, sempre effettuato partendo dalla zona inferiore del distacco e procedendo gradualmente verso l’alto, rispettando intervalli di 24-48 ore tra una infiltrazione e l’altra, per permettere una parziale solidificazione del consolidante e dunque l’ancoraggio progressivo delle superfici.
La polvere di secoli, i fumi prodotti dalle lampade ad olio, dalle candele e dall’incenso utilizzati nella chiesa, una resina naturale utilizzata nel corso del restauro del 1847 per ravvivare e proteggere le superfici, sono stati oggetto di una pulitura lunga e accurata. La rimozione di queste sostanze, ha richiesto l’utilizzo di impacchi con miscele di solventi organici lasciati agire sulla superficie 30 minuti. Una pulitura meccanica con spugne, acqua distillata e spazzolini ha completato l’operazione.
Tessera dopo tessera il mosaico è tornato alla luce, rivelando una moltitudine di colori e di effetti pittorici prima impercettibili.
La pulitura è stata ultimata con ripetuti risciacqui, rifinitura a bisturi ed estrazione dei residui dei solventi utilizzati con impacchi di acqua distillata. Le stuccature di restauro eseguite con gesso sono state rimosse rivelando porzioni di mosaico prima coperto dallo stucco.
Circa il 4% delle tessere originali pari a 20.000 unità circa è andato perduto. Fortunatamente le migliaia di piccole lacune hanno interessato soprattutto i fondi d’oro, le cornici floreali ed elementi delle figure non determinanti, come le vesti. Piccole cadute si sono verificate sui volti, nell’ordine di due o tre tessere. Le mancanze più consistenti si concentravano in tutta l’area intorno e sotto la bifora, compresa la croce all’apice del sottarco.
Di fronte alla necessità di restituire solidità al tessuto musivo, reso fortemente instabile dalla presenza di numerose lacune, e di ripristinare una leggibilità altrimenti compromessa dalla commistione di materiali diversi tra loro nella rifrazione cromatica e luminosa, è stato scelto di integrare le lacune utilizzando gli stessi materiali dell’originale: malta di calce e tessere musive.
Tale scelta è stata compiuta sulla base di una esplicita richiesta da parte della comunità monastica e da considerazioni di natura conservativa: qualsiasi altro materiale diverso dalle tessere musive avrebbe interferito nel gioco di luci e colori, modificando l’immagine e il messaggio teologico del mosaico.
Eventuali rischi di errata lettura delle zone di restauro, sono prevenuti dall’esistenza della documentazione che, tessera per tessera, alla risoluzione di scala 1:1, riporta ogni singolo elemento nuovo aggiunto al tessuto originale. In questo modo si è fugato ogni possibile dubbio interpretativo. Se in un futuro si volessero rimuovere queste integrazioni, perfettamente reversibili, sarà possibile localizzarle attraverso una visione ravvicinata guidati dalle mappature che ne documentano la posizione.