Alla fine del 1999 e nei primi mesi del 2000, eccezionali ritrovamenti di reperti mobili e di tre edifici riccamente decorati da affreschi e mosaici, insieme all’imminente inondazione del territorio a causa della costruzione di una diga sull’Eufrate per la produzione dell’energia elettrica, hanno portato a sollevare un grido di soccorso in favore di Zeugma da più parti del mondo. Il bacino idrico generato dalla nuova diga di un’ampiezza di 56 chilometri quadrati avrebbe sommerso il 30 % della città antica.
La storia del progetto di conservazione nasce nell’anno 2000, quando, mancanti pochi mesi all’inondazione della parte già interessata dai saggi di scavo della città e di una fascia non ancora investigata, il PHI, The Packard Humanities Institute, mette generosamente a disposizione tutte le risorse necessarie e dà avvio ad un programma internazionale di salvataggio del sito.
In coordinamento con le autorità del Ministero della Cultura della Turchia il PHI affida al CCA, Centro di Conservazione Archeologica, la progettazione di una strategia d’intervento che dà priorità alla conservazione e ad un’indagine archeologica “mirata”, in risposta alle problematiche impellenti derivanti dalla progressiva risalita dell’acqua del bacino artificiale. Nasce così Zeugma Archaeological Project (ZAP 2000), un’operazione d’emergenza di larga portata finalizzata alla prospezione topografica della città, alla messa in sicurezza delle strutture in situ prima dell’inondazione e al restauro di quanto rimosso dal sito fino a quel momento. Grazie al progetto PHI quanto scavato nella campagna estiva ed autunnale, condotta da archeologi di varie nazionalità, è stato documentato e protetto prima dell’inondazione; la maggior parte dei reperti mobili e dei ricchi rivestimenti a mosaico rimossi dal sito nelle campagne di scavo eseguite dal 1996 al 2000 hanno ricevuto interventi di conservazione e restauro. Nei tre anni successivi all’inondazione il CCA è stato impegnato nella conservazione di 850 metri quadrati di mosaici pavimentali policromi, nel restauro conservativo della scultura in bronzo raffigurante Marte, e nel restauro di 4000 reperti mobili recuperati dallo scavo.