[Il vice presidente dell'ICCM Roberto Nardi si
congratula con Antonio Cassio per il riconoscimento]
Discorso di presentazione di Roberto Nardi alla Conferenza Generale dell’ICCM:
"Quando Antonio Cassio nacque, 80 anni fa, era già un mosaicista da almeno un paio di generazioni: suo padre Lorenzo fu per 40 anni circa il direttore dello "Studio del mosaico" della Città del Vaticano; suo figlio, Roberto, è responsabile del restauro dei mosaici dei Musei Vaticani; suo nipote Lorenzo, figlio di Roberto, muove già i suoi primi passi nel mondo dei mosaici.
- Nei primi anni ‘50, insieme al padre ed al fratello Fabrizio, si dedicò al mosaico del North American College, nel Gianicolo a Rome.
- durante il 1956-57 lavorò al mosaico della Chiesa del Preziosissimo Sangue, a Detroit;
- nel 1958 si occupò direttamente per il Governo degli Stati Uniti d’America della produzione dei mosaici dei Cimiteri Militari a Firenze, in Belgio ed in Lussemburgo, Manila 3500 mq
- nel 1964 fece del St. Francis Hospital Chapel, in Wichita, Kansas (Usa).
- nel 1968 lavorò sulla Via Crucis per la St. Stanislaus' Church, in Milwaukee, Wisconsin (Usa).
- nel 1966 e nel 1968 si occupò dei nuovi mosaici dell’Abbazia di Montecassino, gli originali scampati al bombardamento della Seconda Guerra Mondiale (700 mq)
- nel 1969 eseguì i mosaici del Palace of Cinema, a Bagdad
- nel 1985 fece il mosaico per il Memorial of John Lennon, al Central Park in New York.
Per ciò che riguarda il restauro del mosaico, Antonio cominciò nel 1958, quando gli venne chiesto di restaurare il mosaico delle Terme di Caracalla a Roma. Antonio lavorò per diversi anni a Caracalla, fino a che non venne completato il restauro di tutti i mosaici pavimentali, che si estendevano per un totale di più di 6000 mq di superficie.
- nel 1978 a Pompei lavorò nella Casa del Bracciale.
- nel 1978-1989 elevò e risistemò la maggior parte dei mosaici ora in mostra al Museo Nazionale Romano ed al Museo delle Terme, a Roma;
- Durante gli anni ’80 rimosse e ricollocò tutti i mosaici e gli opus sectile del primo piano del Museo Archeologico, a Napoli;
…ed inoltre lavorò ai mosaici di Villa Torlonia a Roma, di Ostia Antica, dei Musei Capitolini, del Palatino, ai Musei Vaticani e in molti altri progetti in situ e in museo.
Ma non sono la quantità di metri quadrati o la quantità di progetti che determinano la qualità professionale di una persona. E queste non sono le motivazioni che spingono l’ICCM ad onorare la carriera di Antonio con questa medaglia.
Alla fine degli anni ‘70 Antonio ricevette l’incarico di professore di restauro del mosaico all’ICR di Roma, ed in questo ruolo formò decine e decine di restauratori. Nel 1983, ad Aquileia, si unì all’ICCM.
Prima di tutto lui è un grande innovatore: non ha mai smesso di cercare nuove soluzioni tecniche, efficienti e compatibili con il restauro del mosaico. Tra le tante, l’operazione di dividere il mosaico in piccole porzioni per lo stacco. Questa è una tecnica che Antonio ha importato nella pratica del restauro direttamente dall’arte della produzione dei mosaici, e ciò ha sostituito la pratica della rimozione dei piani mediante asportazione di grandi sezioni quadrate arrotolate. La soluzione di Antonio trasformò lo stacco del mosaico da operazione molto complicata, costosa e pericolosa, ad un’azione che anche pochi restauratori, senza l’aiuto di mezzi (come gru e camion), possono realizzare facilmente.


Un’altra tecnica importante che introdusse nel restauro del mosaico è il passaggio intermedio su argilla, che consiste nel posizionare temporaneamente i mosaici in un piano di argilla fresca per trattarli prima del riposizionamento sul nuovo supporto. Questo è un passaggio estremamente utile quando si ha a che fare con mosaici che in passato sono stati separati e distaccati malamente dal sito, senza documentazione, e quando prima della ricollocazione finale su nuovo supporto il mosaico necessita di ulteriori controlli ed di ulteriori trattamenti.
Ma, a parte quanto già detto, e a parte le altre innovazioni tecniche che Antonio introdusse nella professione del restauro del mosaico, mi piacerebbe sottolineare la parte migliore del suo carattere, che è la sua generosità verso i colleghi ed in particolare verso i suoi studenti. Il suo studio è rimasto sempre aperto, nei suoi progetti c’è sempre stato spazio e posto per collaborazioni, visitatori e praticanti.
E, a parte gli altissimi standard professionali, Antonio seminò e diffuse il suo entusiasmo e la sua passione per il lavoro.
Mi piacerebbe concludere questa breve presentazione con un aneddoto di 33 anni fa, quando alla fine dei mio anno accademico all’ICR mi dirigevo con Antonio allo scavo archeologico di Settefinestre, per un mese di esperienza sul campo del restauro del mosaico.
Alla guida sulla strada verso il monumento io chiesi ad Antonio cosa avremmo dovuto fare all’arrivo sullo scavo. Lui rispose: “Come posso saperlo se non siamo ancora arrivati?”. Io gli dissi: “Credevo che, grazie alla tua esperienza, tu sapessi bene cosa fare già in anticipo”. Lui quasi adirato rispose: “Ricorda, ogni mosaico è diverso dagli altri, e tu non saprai mai in anticipo quale sarà la migliore strategia e il miglior trattamento da seguire. Devi andare dov’è il mosaico, sederti vicino e aspettare il momento giusto in cui il mosaico stesso ti dirà cosa dovrai fare”.
Questa è una lezione che è durata trent’anni, e che tutt’ora, prima di affrontare un nuovo progetto, mi torna in mente, suggerendomi di prendere tempo, di rimanere modesto, di studiare il monumento, di cercare i problemi e le soluzioni, entrambi scritti sul mosaico stesso, e dopodiché progettare una strategia.
Per questo e per molte altre ragioni io sono molto felice che Antonio sia oggi con noi, e mi piacerebbe ringraziarlo un’altra volta ancora per tutto ciò che ci ha donato".

La cerimonia è coincisa con l'80 compleanno di AC, che è stato festeggiato dai 200 partecipanti alla conferenza dell'ICCM.